Ramadan 2018: seconda settimana

Accogliere l’altro

Ramadan 2018: seconda settimana

di Renzo Petraglio

Durante questa seconda settimana di Ramadan, voglio prendere del tempo per riflettere sulla sura 59. Essa evoca dei conflitti che hanno avuto luogo a Medina nel mese di agosto dell’anno 625, il terzo anno dopo l’arrivo di Muhammad che aveva lasciato la Mecca. A Medina c’era un gruppo di Ebrei, i Nadîr, persone molto ricche che monopolizzavano tutto l’artigianato della città. Essi avevano fatto degli accordi con quelli della Mecca. Ecco perché essi furono assediati durante undici giorni e, alla fine, accettarono di partire da Medina abbandonando, lì, tutti i loro beni. E questi beni Muhammad volle condividerli con gli emigrati venuti dalla Mecca e con i musulmani molto accoglienti che si trovavano a Medina[1]. Il Corano lo dice in questo passo:

8 Ciò che Dio ha accordato al suo inviato (Muhammad) appartiene anche agli emigrati poveri
che sono stati scacciati dalle loro case e dai loro beni,
mentre essi cercavano solo la grazia e l’amore di Dio,
e aiutano Dio e il suo inviato – essi sono credenti sinceri.
9 E una parte appartiene anche a coloro che, prima di loro, si erano stabiliti nel paese e nella fede:
essi amano coloro che sono emigrati verso di loro,
nei loro cuori non provano nessuna invidia
per ciò che è stato dato a quanti sono arrivati nel paese,
e li preferiscono a se stessi pur essendo, essi stessi, poveri.
Felici le persone che sanno tener lontana dall’avarizia la loro anima! (Sura 59, versi 8-9).

Il verso 8 evoca i «poveri» emigrati dalla Mecca. Pur essendo stati accolti con generosità da quelli di Medina, hanno vissuto una situazione molto penosa dal punto di vista materiale. Molti di loro, per placare la fame durante l’inverno, mettevano una pietra tra il ventre e la cintura, e cercavano rifugio in tane che scavavano essi stessi nel suolo[2]. Quanto al verso 9,

abbiamo qui un elogio dei musulmani di Medina, persone che «amano coloro che sono emigrati verso di loro» e che sono disposte a privarsi del poco di cui dispongono per accogliere con gioia quanti arrivano da loro.
Questo comportamento ammirevole, che si verifica in una situazione di conflitto, mi ricorda una pagina della Bibbia, più precisamente del libro dei Giudici. L’ultima parte di questo libro ci presenta una situazione di crisi: le tribù d’Israele non hanno nessuna guida, la diffidenza regna tra di loro e un atto criminale basta per far nascere una guerra ‘civile’ a livello di tutte le tribù.
In questo contesto, un levita e la sua concubina si mettono in cammino: da Betlemme di Giuda verso la zona montagnosa di Èfraim. La sera, il levita, con la sua concubina e un giovane al loro servizio, si ferma a Gàbaa, a 6 chilometri a nord di Gerusalemme.

  • 15 Egli entrò e si sedette sulla piazza della città,
    ma nessuno li accolse in casa per la notte.
    16 Ed ecco un vecchio, che tornava la sera dal suo lavoro nei campi.
    Era un uomo delle montagne di Èfraim,
    egli abitava come forestiero a Gàbaa, mentre la gente del luogo era della tribù di Beniamino.
    17 Egli alzò gli occhi, vide quel viandante sulla piazza della città.
    E il vecchio disse: «Dove vai e da dove vieni?».
    18 Quegli rispose: «Partiti da Betlemme di Giuda siamo in cammino verso gli ultimi monti di Èfraim. Di là io sono. E sono andato fino a Betlemme di Giuda.
    Frequento la casa del Signore, ma nessuno mi accoglie in casa sua» (Giudici 19,15-18).

    A queste parole, il vecchio li accoglie in casa: egli accoglie una persona che frequenta «la casa del Signore», una persona che nessuno accoglie «in casa».
    E’ il momento di terminare. A Gàbaa, un vecchio, uno straniero accoglie degli stranieri; a Medina dei musulmani si sono stabiliti «nel paese e nella fede… amano coloro che sono emigrati verso di loro». Lasciamoci mettere in questione da questi comportamenti.

    Renzo

[1] Informazioni su questo conflitto con i Nadîr ci sono state conservate da Tabari, il primo musulmano che ha composto negli anni 838-839 una cronaca generale. Una traduzione francese l’abbiamo in Chronique de Tabari. Histoires des Prophètes et des rois. De la création à la dernière Révélation, Traduction de H. Zotemberg, Edition La Ruche, Paris, 2009, pp. 527-529.

[2] Cf. Le Coran. Traduction française et commentaire, par Si Hamza Boubakeur, Maisonneuve & Larose, Paris, 1995, p. 1741.

 

> testo in pdf

> Ramadan 2018