{"id":11057,"date":"2018-03-12T21:55:09","date_gmt":"2018-03-12T20:55:09","guid":{"rendered":"http:\/\/absi.ch\/new\/?p=11057"},"modified":"2018-03-12T21:55:09","modified_gmt":"2018-03-12T20:55:09","slug":"presentazione-marco-nuova-traduzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/absi.ch\/new\/2018\/03\/presentazione-marco-nuova-traduzione\/","title":{"rendered":"Presentazione Marco-nuova traduzione"},"content":{"rendered":"<p>[layout][layout_group][one_fourth]<\/p>\n<h3>Marco. Nuova traduzione ecumenica commentata<\/h3>\n<h5>(di Patrizio Rota Scalabrini)<\/h5>\n<p>Ci troviamo a presentare quest\u2019opera curata da E. Borghi, che si presenta come una nuova traduzione ecumenica del vangelo di Marco. \u00c8 nostra intenzione chiarire innanzitutto alcuni termini che potranno chiarire il senso di questa impresa letteraria. Anzitutto prenderemo in considerazione il concetto di traduzione; in secondo luogo la motivazione di una nuova e ulteriore traduzione del testo marciano; infine la qualifica di \u201cecumenica\u201d.<\/p>\n<p><strong>1. Tradurre per non tradire<\/strong><\/p>\n<p>Chiariamo innanzitutto che cosa significa il termine \u2018tradurre\u2019. L\u2019etimologia lo riconduce al latino <em>ducere<\/em> e ci\u00f2 significa che si tratta di far passare, di condurre da un testo ad un altro. D\u2019altra parte <em>ducere<\/em> significa anche \u2018indurre\u2019, \u2018produrre\u2019; in questa accezione la traduzione non solo traghetta da un testo in una lingua ad un altro in lingua diversa, ma introduce nuovi significati, produce sensi nuovi. La valutazione di questa novit\u00e0 pu\u00f2 portare appunto all\u2019idea di un tradimento del senso originario e di un\u2019operazione di seduzione nei confronti del lettore. Ecco perch\u00e9 la traduzione viene chiamata con iroia da Georges Mounin \u201cla bella infedele\u201d.<\/p>\n<p>Il sinonimo di \u2018traduzione\u2019, in italiano \u00e8 \u2018versione\u2019, che deriva dal latino <em>vertere<\/em> evocante una conversione delle parole e dei loro significati da un sistema linguistico ad un altro; ma anche qui vi pu\u00f2 essere un\u2019impropria (e sottolineiamo impropria) accezione decettiva, per cui si introduce un\u2019idea di perversione, di sovversione o inversione del significato originario.<\/p>\n<p>In questa direzione ci piace citare l\u2019opinione celebre di Miguel Cervantes: \u00abMa con tutto ci\u00f2, mi pare che il tradurre da una lingua a un\u2019altra\u2026 sia come uno che guarda gli arazzi fiamminghi dal rovescio; bench\u00e9 vi si vedano le figure, son piene di fili che le ombrano, e non si vedono con quella superficie cos\u00ec eguale del diritto\u00bb (<em>Don Chisciotte della Mancha,<\/em> II, 6 [Traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi, Torino, 1957]).<\/p>\n<p>Se si insiste sul versante negativo dell\u2019infedelt\u00e0 o perversione del senso, ecco allora l\u2019adagio comune per cui <em>il traduttore \u00e8 traditore<\/em>. Se da una parte il detto ha il pregio di essere un<\/p>\n<p>[\/one_fourth][one_fourth]antidoto contro un ottimismo ingenuo ed eccessivo nei confronti del tradurre, d\u2019altra parte \u00e8 a sua volte illusorio, perch\u00e9 perpetua l\u2019idea che si possa accedere al senso del testo senza mediazioni.<\/p>\n<p>Ora, questo non \u00e8 possibile ed \u00e8 palesemente falso perch\u00e9, pur rimanendo il lettore nello stesso sistema linguistico, la lingua cambia piuttosto velocemente e inoltre cambia il contesto di lettura, la comunit\u00e0 di lettura. Vi \u00e8 quindi un\u2019implicita operazione di traduzione nelle categorie del lettore anche quando si legge il testo originale. \u00c8 questo fatto che motiva la stessa necessit\u00e0 della traduzione come un processo continuo di revisione della propria comprensione del testo.<\/p>\n<p><strong>2. Perch\u00e9 una nuova traduzione?<\/strong><\/p>\n<p>La risposta \u00e8 che la necessit\u00e0 di una traduzione della Scrittura suppone innanzitutto un\u2019idea precisa di rivelazione. Questa la si pu\u00f2 ben evidenziare in antifrasi con l\u2019idea di rivelazione coranica. Infatti il Corano \u00e8 ufficialmente qualificato come intraducibile, in quanto la lingua araba \u00e8 come la \u2018carne\u2019 della parola di Dio comunicata all\u2019umanit\u00e0. Per il pensiero biblico, invece, la Scrittura non \u00e8 come tale rivelazione, se non nella misura in cui ne \u00e8 l\u2019attestazione scritta. Infatti l\u2019evento della rivelazione eccede la parola (non solo scritta, ma anche parlata), in quanto \u00e8 l\u2019autocomunicazione della vita di Dio stesso all\u2019umanit\u00e0, autocomunicazione compiutasi in Cristo Ges\u00f9. Non ci pu\u00f2 quindi essere una fissazione sulla lingua originale, come se questa fosse un tutt\u2019uno con la rivelazione.<\/p>\n<p>Questa concezione di rivelazione influenza anche il modo di avvicinarsi al testo scritto. Al lettore della Bibbia non basta la recita del testo, perch\u00e9 la Scrittura stessa chiede un atto di comprensione e non una semplice melopea. Basterebbe ricordare qui quanto asserisce il frontespizio del <em>Deuteronomio<\/em>, che si presenta come una ripresa della proposta della Legge, ma ripresa che tenta un approfondimento, uno scavo che, giungendo al senso profondo del messaggio comunicato, operi una sorta di \u2018incisione\u2019 del cuore. Infatti <em>Dt<\/em> 1,5 si potrebbe leggere cos\u00ec: \u201cMos\u00e8 cominci\u00f2 a spiegare\/scavare questa legge\u2026\u201d.<\/p>\n<p>La stessa Scrittura, specie nella forma della Bibbia cristiana, mostra una pluralit\u00e0 di codici linguistici: greco, aramaico, ebraico; peraltro va ricordato che quest\u2019ultima lingua si<\/p>\n<p>[\/one_fourth][one_fourth]distende sull\u2019arco di vari secoli, con le inevitabili variazioni del codice. Possiamo dire allora che la Bibbia si presenta, gi\u00e0 in se stessa, come uno scritto eminentemente traducibile. Vi sono state traduzioni fin da quando la Bibbia era ancora in formazione, e questo \u00e8 appunto il caso della LXX.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 della traduzione, poi, diventa ancora pi\u00f9 evidente di fronte al compito missionario, che il Nuovo Testamento affida ai discepoli di Ges\u00f9, per cui l\u2019accesso alla Scrittura non pu\u00f2 essere semplicemente un momento privato per la propria salvezza personale, ma piuttosto la fonte da cui procede ogni testimonianza e missione. Tradurre \u00e8 uno degli aspetti del tentativo di essere fedeli a tale compito, proprio come dice Paolo: \u00ab<em>Annunciare il Vangelo non \u00e8 per me un vanto, perch\u00e9 \u00e8 una necessit\u00e0 che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, \u00e8 un incarico che mi \u00e8 stato affidato<\/em>\u00bb (<em>1Cor<\/em> 9,16-17)<em>.<\/em><\/p>\n<p>Alla luce di tutte queste considerazioni l\u2019impresa di una nuova traduzione di <em>Marco<\/em> risulta giustificata e non comporta necessariamente un giudizio di squalifica delle altre traduzioni, che hanno indubbi meriti (sempre comunque con qualche pecca\u2026). Che la scelta di una nuova traduzione ecumenica abbia preso l\u2019avvio con il vangelo di <em>Marco<\/em> \u00e8 ben comprensibile, data la natura essenziale di questo scritto e il suo essere stato l\u2019inizio del genere letterario del \u201cvangelo\u201d.<\/p>\n<p><strong>3. Tipologia di traduzione: la scelta della presente opera<\/strong><\/p>\n<p>Una traduzione suppone sempre delle scelte teoriche di fondo. Se si assume la teoria che il senso del testo sta nell\u2019intenzione dell\u2019autore, inevitabilmente la traduzione si presenta come desiderosa di riprodurre il testo originale. In questo lavoro aiuta molto il metodo storico-critico, che non \u00e8 certamente estraneo a quest\u2019opera. Basti un esempio: la valutazione di <em>Mc<\/em> 4,10-20 come inserzione redazionale dell\u2019evangelista nel discorso parabolico.<\/p>\n<p>Sul fronte opposto vi \u00e8 la posizione di chi preferisce essere fedele alla pragmatica del testo, pi\u00f9 che all\u2019originale. In altre parole si cerca di riprodurre un effetto analogo, che non sempre corrisponde ad una traduzione pi\u00f9 letterale.<\/p>\n<p>[\/one_fourth][one_fourth]L\u2019impresa dei traduttori si muove tra due scelte: avvicinare il lettore al testo-fonte, o avvicinare il testo al lettore e perci\u00f2 al suo scopo, al suo bersaglio, decide del profilo di massima scelto. Ricordiamo qui, ad esempio, un\u2019opzione ben precisa come quella della Bibbia Interconfessionale in lingua corrente. Certo, il contrasto tra i partigiani della traduzione letterale e di quella dinamica, detta alla francese tra i <em>sourciers <\/em>(fontalisti) e i <em>ciblistes <\/em>(bersaglisti) sembra ad oggi abbastanza incomponibile.<\/p>\n<p>La scelta della presente traduzione ecumenica si muove nella prima direzione: \u00abLa traduzione del testo \u00e8 attenta essenzialmente a rendere, nel modo pi\u00f9 rispettoso ed efficace possibile, quello che il testo in lingua greca trasmette, senza preoccupazioni religiose o culturali aggiuntive rispetto al rapporto tra il testo e chi lo legge\u00bb (p. 16).<\/p>\n<p><strong>4. Perch\u00e9 una traduzione ecumenica e perch\u00e9 un commento al testo biblico?<\/strong><\/p>\n<p>Il movimento ecumenico crea un clima favorevole di dialogo, ma soprattutto sollecita ad un comune riferimento alla Scrittura come <em>norma fidei<\/em>. \u00c8 grazie al movimento ecumenico che \u00e8 diventato possibile oggi lavorare insieme per tradurre il testo biblico e commentarlo o annotarlo insieme. L\u2019impresa \u00e8 oggi pienamente giustificata e soprattutto sollecitata dalla necessit\u00e0 di una comune testimonianza. \u00c8 infatti noto il disagio di molti quando si trovano in mano Bibbie connotate confessionalmente, mentre essi vorrebbero avvicinarsi alla Sacra Scrittura liberi da precomprensioni confessionali. Ebbene, una traduzione ecumenica pu\u00f2 venire incontro a questa esigenza, senza con ci\u00f2 svalutare le traduzioni attualmente in uso. L\u2019ideale perseguito non \u00e8 l\u2019appiattimento delle differenze, ma piuttosto la condivisione delle ricchezze, delle sensibilit\u00e0 diverse, riconducibili non solo a tratti personali, ma anche ad un diverso contesto comunitario.<\/p>\n<p>L\u2019opera che stiamo presentando non si limita ad offrire una traduzione, ma propone anche un commento (ecumenico). Tutto ci\u00f2 potrebbe sollevare un problema: \u00e8 davvero necessario spiegare la Bibbia? Non \u00e8 una banale domanda retorica, ma una questione che tocca un tema molto dibattuto. Vi \u00e8 infatti chi pensa che, essendo la Bibbia parola di Dio,<br \/>\n<a href=\"http:\/\/absi.ch\/new\/presentazione-marco-nuova-trad_continuaz\/\"><em>(cliccare qui per continuare a leggere)<\/em><\/a><br \/>\n[\/one_fourth][one_fourth]<\/p>\n<p>[\/one_fourth][one_fourth][\/one_fourth][\/layout_group][\/layout]<\/p>\n<div id=\"themify_builder_content-11057\" data-postid=\"11057\" class=\"themify_builder_content themify_builder_content-11057 themify_builder\">\n    <\/div>\n<!-- \/themify_builder_content -->\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[layout][layout_group][one_fourth] Marco. Nuova traduzione ecumenica commentata (di Patrizio Rota Scalabrini) Ci troviamo a presentare quest\u2019opera curata da E. Borghi, che si presenta come una nuova traduzione ecumenica del vangelo di Marco. \u00c8 nostra intenzione chiarire innanzitutto alcuni termini che potranno chiarire il senso di questa impresa letteraria. 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