Anno VII - Settembre 2009 - Numero 14

Parola&parole
codice: 
pep14 - CHF 8.00 / € 5.00

 

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EDITORIALE

Dogma o storia?

di Enrico Colombo 

 
     A nessuno è sfuggito il clamoroso successo negli anni passati, di alcuni libri italiani sulla storicità di Gesù e sul protocristianesimo, che tentavano di coniugare piglio giornalistico e profondità accademica. La formula, un po' accattivante e un po' furba, sembra però rispondere a una necessità del pubblico, desideroso di avvicinarsi a seri problemi scientifici con una mediazione, talvolta eccessivamente semplice e con finalità non sempre chiare. Quei libri pongono tuttavia una questione fondamentale della teologia, soprattutto del XVIII e del XIX secolo,quella, cioè, del rapporto tra storia e fede, della possibilità di costituire la propria fede, dopo aver ricostruito scientificamente la figura storica di Gesù e i cardini della nascente Chiesa, tenendo conto che la pressoché esclusiva fonte per giungere a ciò è il Nuovo Testamento; questo nesso può essere ancora riformulato, chiedendo quale possa essere la relazione tra scienza e fede, con la consapevolezza che la vita cristiana non si può esaurire nella semplice conoscenza. Queste poche righe vorrebbero offrire uno spunto di discussione di quel problema senza alcuna pretesa di esaustività e ritornare ponendo ad alcune riflessioni di Immanuel Kant, in qualche modo alle origini della teologia razionalista dei secoli scorsi, contenute in uno dei suoi ultimi testi, Il conflitto delle Facoltà (1798).
     Distingue dunque Kant, nell'ermeneutica biblica, due atteggiamenti, quello autentico e quello dottrinale: il primo poggia sua una colta filologia scientifica, che si propone di determinare il più precisamente possibile il significato del testo; il secondo, chiarisce il significato filosofico del dettato biblico, che per Kant è eminentemente morale e mira al miglioramento dell'uomo. Si noti: benché egli dichiari in altri luoghi la sua ignoranza filologica e storico-critica, la comprensione scientifica delle Scritture e la possibilità di una vita migliore sono aspetti diversi che hanno però origine da un unico atteggiamento ermeneutico; guida Kant un principio, espresso informa perentoria: «La fede in un enunciato storico è in sé morta»; ma la fede senza un enunciato storico è vivia?
     Forse la fede deve riconoscere i dati storici, senza tema di perdersi, proprio perché ha solo vantaggi dall'eliminazione di possibili errori o fantasticherie: riesce così a sconfiggere ciò che si oppone alla ragione; la fede può quindi poggiare solo sulla negazione dell'irrazionalismo, anche di quello che si configura come frutto di un'autorità esterna alla ragione stessa. È necessario che la fede si confronti con la verità storica, che elimina ogni limite confessionale, proprio perché diviene principio d'autorità, non dogmatico ma soggetto a discussione scientifica, obbligate per ogni cristiano. Ma è possibile, come lo è o non lo è in tanti altri casi della ricerca storiografica, giungere a una "vera" verità scientica, che restituisca la persona di Gesù e il primo cristianesimo?

 

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Dogma o storia?

di Enrico Colombo

 

A nessuno è sfuggito il clamoroso successo negli anni passati, di alcuni libri italiani sulla storicità di Gesù e sul protocristianesimo, che tentavano di coniugare piglio giornalistico e profondità accademica. La formula, un po' accattivante e un po' furba, sembra però rispondere a una necessità del pubblico, desideroso di avvicinarsi a seri problemi scientifici con una mediazione, talvolta eccessivamente semplice e con finalità non sempre chiare. Quei libri pongono tuttavia una questione fondamentale della teologia, soprattutto del XVIII e del XIX secolo, ... >>>