Eucaristia: 8 dicembre 2019

L’Immacolata

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Eucaristia: 8 dicembre 2019

Un pensiero iniziale

Fin dall’antichità le comunità cristiane hanno pensato spesso a Maria come “immacolata”, come preservata, per dono di Dio, dal peccato. E ciò a partire dal vangelo secondo Luca che, come ascolteremo fra poco, presenta Maria come “piena di grazia” anzi, letteralmente, come “colei alla quale Dio ha rivolto, in modo definitivo, il suo favore”.

Ma la liturgia oggi non si limita a celebrare Maria. La liturgia ci invita a considerare, grazie a Maria, quella che è e deve essere anche la nostra vita. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che Dio rivolge anche a noi il suo favore e il suo amore. E, grazie a questo intervento di Dio in noi e alla nostra risposta a Lui, il suo amore raggiunge tutta l’umanità e il creato.

Prima lettura
La prima lettura è una pagina di uno scrittore vissuto verso il 950 avanti Cristo, al tempo del re Davide o di suo figlio Salomone. Lo scrittore – uno dei più grandi dell’Antico Israele – riflette sulla presenza del male nella storia dell’umanità. A suo giudizio il male è, nello stesso tempo, la rottura di due relazioni: la relazione con Dio e la relazione con gli altri.
Per spiegare questo suo messaggio, lo scrittore racconta dell’uomo che rifiuta Dio disubbidendo al suo comando: «non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male». Conoscere il bene e il male vuol dire conoscere tutto. E mangiare di questo albero è, nel racconto del nostro scrittore, impossessarsi di questa conoscenza, pretendere di conoscere tutto, rifiutare i propri limiti e porsi al posto di Dio.
E quando l’uomo si lascia prendere da questa bramosia, che lo scrittore rappresenta con l’immagine del serpente, l’uomo rifiuta Dio ma rifiuta anche la donna. Invece di essere solidale con lei e di riconoscere la propria colpevolezza accanto alla donna, il racconto ci mostra un uomo che rifiuta la donna: accusa la donna e accusa Dio di avergliela messa al fianco: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato».
Anche la donna rifiuta la propria responsabilità: la disobbedienza – dice lei – è colpa della

bramosia, la bramosia che è dentro ciascuno di noi e che ci inganna: «il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato»

Dal libro della Genesi (3,9-15.20)
[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato».
Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Salmo
Sullo sfondo della prima lettura, con l’umanità intera che, per bramosia, si separa da Dio e dai fratelli, il salmo è una sorpresa. Esso ci invita a fidarci di Dio: Dio che si ricorda del suo amore per noi, Dio che è fedele alla casa d’Israele e all’umanità intera. Così, davanti a questo amore, ciascuna e ciascuno di noi può, con la terra intera, rallegrarsi e cantare la propria gioia. La gioia è per l’opera di Dio: la sua salvezza, la sua giustizia, il suo amore, la sua fedeltà. È la gioia per quanto Dio ha compiuto nella storia, in Maria, nell’umanità, e per quanto egli continua a compiere nella nostra vita.

Ritornello:   Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra

e il suo braccio santo.
Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.

Seconda lettura
La pagina della lettera ai cristiani di Efeso, pagina della quale ascolteremo due brevi passi, è un vero regalo. È una preghiera che l’autore compone pensando all’intera storia del mondo, addirittura fin da “prima della creazione del mondo”. Infatti, prima che colui che è “Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo” avesse a creare ogni cosa, aveva già pensato a noi e ci aveva “benedetto con ogni benedizione, in Cristo”. Infatti, “con un atto di amore ci ha scelto” per essere santi, cioè, per “diventare suoi figli per mezzo di Gesù”, il figlio per eccellenza.

Questo progetto Dio l’ha già realizzato in Maria e ora – lo sentiremo leggere tra un attimo – lo realizza in noi. Ed è un progetto del quale possiamo fidarci nonostante tutte le nostre fragilità. Infatti è Dio stesso a realizzarlo, Dio che, dice l’apostolo, “tutto opera”.

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