Monografia – No. 44
Giudaismi e prospettiva gesuana
Osservazioni e interpretazioni
a cura di
Ernesto Borghi e Muriel A.M. Pusterla
Editoriale
Alle radici di giudaismi e cristianesimi
di Ernesto Borghi
I rapporti tra ebrei e cristiani sono certamente un tema di grande interesse culturale, religioso, insomma esistenziale. Dialogo e conflitto, solidarietà e prevaricazione, accoglienza e persecuzione: ecco alcune condizioni che hanno variamente segnato queste relazioni, dall’antichità alla nostra epoca. Che cosa significa “essere ebreo”? E che cosa vuol dire “essere cristiano”? Sono domande difficili dalle molteplici implicazioni e hanno suscitato e possono suscitare fraintendimenti anche molto dolorosi. La fiducia esistenziale in un solo Dio, caratterizzato, secondo le narrazioni bibliche, da un’attenzione sostanziale alla felicità degli esseri umani a cominciare dalla liberazione dalla schiavità egiziana e dalla creazione: ecco una prima formulazione che potrebbe essere condivisa da ebrei e cristiani.
D’altra parte se si considera la figura di Gesù di Nazareth le differenze sono subito evidenti. Schalom Ben Chorin, rabbino riformato tedesco del XX secolo, parlando dei rapporti tra ebrei e cristiani affermava: “La fede di Gesù ci unisce, la fede in Gesù ci divide”. Questa condizione può invitare, comunque, gli uni e gli altri come e più di quanto già avviene, ad approfondire la conoscenza di questa fede “comune” in una logica di impegno universale per il bene comune che abbandoni ogni possibile settarismo e qualsiasi minimalismo culturale o religioso.
Quali sono dei “luoghi comuni” e dei “pregiudizi” che hanno reso le relazioni in oggetto difficili e talora improponibili? Citiamone qualcuno importante a livello culturale senza alcuna obiettivo di esaustività.
- Il “Vecchio/Antico Testamento e il Nuovo Testamento presentano due divinità diverse: l’uno un Dio terroristico e vendicativo, l’altro un Dio misericordioso;
- tutti gli ebrei del tempo di Gesù erano contro di lui;
- Gesù Cristo è il vero Dio, quello dell’Antico Testamento è soltanto un’introduzione, una preparazione;
- gli ebrei erano e sono legati a tanti precetti fini a se stessi, anche molto esteriori e non possono vivere al di fuori di questa logica;
- i cristiani sono dei traditori del Dio del Sinai e dei Dieci Comandamenti a cominciare da Paolo di Tarso dopo l’evento di Damasco;
- la Chiesa ha sostituito Israele nel rapporto con Dio.
Potrei continuare l’elenco… Ma già questi pochi esempi, che hanno costituito non di rado degli alibi per molti comportamenti antigiudaici e, talora, anche anticristiani non reggono assolutamente ad un confronto serio ed appassionato con una lettura sanamente ermeneutica dei testi biblici e di varie fonti antiche extra-bibliche. Anzitutto ogni tentazione di continuare a parlare al singolare di “giudaismo” e di “cristianesimo” va lasciata cadere. Il plurale è indispensabile, sin dalle origini, sia per quanto attiene a varie correnti e filoni della cultura ebraica sia per ciò che riguarda le diverse manifestazioni del discepolato nei confronti di Gesù di Nazareth, espresse nei molteplici libri della raccolta neotestamentaria. E domandarsi se ci fossero differenze tra il Nazareno, il suo messaggio e il suo agire e i valori qualificanti del filone giudaico a cui egli storicamente appare essere “appartenuto” e quali fossero, è questione complessa. D’altra parte nei secoli cercare di rispondere a questi interrogativi ha visto proporsi teorie e ipotesi eterogenee con conseguenze non sempre costruttive a livello formativo ed esistenziale.
Questo numero di “Parola&parole – monografie” cerca di mettere a disposizione dei membri della nostra associazione e di chiunque altro lo leggerà, una serie di riflessioni, scientificamente fondate, che aiutino a superare quanto di culturalmente insostenibile abbiamo prima menzionato. Come? Delineando sinteticamente alcuni elementi tematici qualificanti: le fisionomie dei diversi filoni giudaici; i connotati del giudaismo di Gesù in “continuità” e in “discontinuità “con le sue radici; il rapporto tra Israele e la Chiesa delle origini al di là di polemiche e irrigidimenti culturali d’altri tempi.
Confidiamo che i saggi presentati consentano di far cogliere la complessità delle questioni in campo senza far pensare che “complesso” significhi “incomprensibile”. Ci auguriamo che spingano lettrici e lettori ad approfondimenti culturali che non orientino anzitutto a porsi domande del tipo “è più vera la fede degli ebrei o quella dei cristiani?”, ma a entrare sempre di più in un ricerca che non richiede enormi sforzi intellettuali per essere condotta.
Quale? Quella che fa cogliere gli aspetti qualificanti della fede del Dio del Sinai e di Gesù Cristo e le ragioni per le quali appare sempre più importante, per il bene comune, un impegno dialogante e sinergico tra coloro che, senza dimenticare le loro differenze, tentano di essere fedeli agli umanesimi trascendenti ebraici e cristiani per la libertà e la giustizia in qualsiasi parte del mondo, a cominciare dal Medio Oriente.
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